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<<< Con il sopraggiungere dell'autunno i greggi non possono più rimanere
in montagna perché la neve impedirebbe la pastura, cosicché il
bestiame viene portato giù a quota più bassa
al clima mite delle pianure costiere. Oggi il tragitto viene
fatto con appositi camion ma fino a quarant'anni fa tale migrazione,
chiamata transumanza, si faceva a piedi e costituiva uno spettacolo
grandioso vedere migliaia e migliaia di capi percorrere i fratturi,
le apposite piste lunghe centinaia di chilometri che collegavano
i pascoli estivi con quelli invernali. Questi si trovano principalmente
nella Puglia settentrionale e nel Lazio. E così da ottobre
a giugno si possono incontrare i nostri cani nelle grigie distese
battute dalla tramontana delle maremme foggiane e della bassa
valle del Tevere. Per adempiere alla sua funzione il Cane da
Pastore Maremmano - Abruzzese deve manifestare certe virtù.
In primo deve sentirsi legato al gregge e dare al contempo
pieno affidamento di inoffensività verso le pecore.
Può capitare che il pastore debba allontanarsi per qualche
servizio e in tal caso deve avere la certezza che la situazione
resti sotto controllo. Questo comportamento di non-vagabondare
e di non-aggredire le pecore è tutt'altro che istintivo
nella specie canina la cui natura lo porterebbe a fare tutto
il contrario. Qui abbiamo perciò uno degli aspetti più caratterizzanti
la razza in questione. Certo, l'azione di difesa, l'aggressione
verso gli estranei, è un compito altrettanto importante
ed è per di più la manifestazione più spettacolare
dell'indole del cane da pastore ma si tratta di un istinto
naturale a tutta la specie canina per cui non si può parlare
di carattere specifico della razza. I sensi devono essere molto
tesi per prevenire in anticipo ogni minaccia e se il terreno
lo permette il cane da pastore si va a mettere su una prominenza
da dove può spaziare intorno. Il portamento sonnacchioso
che a volte si osserva nei cani al seguito del gregge non deve
trarre in inganno riguardo alla loro percezione di ciò che
attorno accade. Il terzo pregio è la capacità di
affrontare quei formidabili antagonisti che sono il lupo, l'orso,
e il ladro di bestiame. È facilmente intuibile la forza
d'animo, non disgiunta da prestanza fisica, necessaria per
cimentarsi con tali nemici. Fiere quali quelle suddette, oltre
all'uomo stesso, incutono un naturale terrore nel cane in generale
per cui bisogna apprezzare appieno quando due o tre cani da
pastore si lanciano da soli contro un orso che tenta dì sottrarre
una pecora, e, schivando le sue zampate, lo respingono nel
bosco. Sulla prestanza fisica, qualità che spesso è nascosta
sotto un manto talmente ricco da far sembrare tozzo il soggetto,
basti pensare che due o tre cani affiatati riescono bene a
catturare le volpi. In ultimo, ma non ultima virtù, è la
resistenza contro le intemperie ed i malanni. Nella vita di
pastorizia vige nel pieno suo rigore la selezione naturale:
niente cure, niente veterinari, niente profilassi per i cani
i quali o resistono con le proprie risorse alle malattie oppure
inesorabilmente soccombono.
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